Interessante incontro quello di sabato 31 ottobre con il prof. Nicola Petrolino il quale, traendo spunto dal romanzo “Il Gobbo del Quarticciolo” di Bruno Gemelli (Città del sole ed.) ha analizzato la storia di Giuseppe Albano attraverso le immagini del film di Lizzani “Il gobbo”, ispirato appunto alla storia di Albano.
Nato a Gerace Superiore, in provincia di Reggio Calabria, il 23 aprile del 1926, Giuseppe Albano si trasferì, assieme alla famiglia, a Roma nel 1936, stabilendosi nella borgata del Quarticciolo, un quartiere della periferia est della città. Albano cominciò la sua lotta partigiana tra l’8 e il 10 settembre 1943, dapprima a Porta San Paolo e successivamente nella zona di Piazza Vittorio Emanuele II. Partecipò inoltre a numerose operazioni di sabotaggio, soprattutto di treni tedeschi, di assalto ai forni, per distribuire la farina alla popolazione affamata, e divenne subito famoso per la rapidità d’azione e l’abilità nel dileguarsi, impegnando moltissimo le truppe tedesche che occupavano la città. Presto divenne un idolo per la popolazione, che vedeva nella sua figura una sorta di giustiziere e difensore dei più deboli. Il mito del “Gobbo” conobbe la sua fama soprattutto nei primi mesi del 1944. Per ben due mesi infatti, tedeschi e fascisti rinunciarono a entrare nei quartieri Centocelle e Quarticciolo per non subire le fulminee azioni dei giovani resistenti della zona guidati da Giuseppe Albano.
Probabilmente l’impresa più famosa di Giuseppe Albano fu realizzata il lunedì di Pasqua del ’44, quando in un’osteria del Quadraro, insieme alla sua banda, freddò tre soldati tedeschi. Arrestato dalle SS durante il rastrellamento e condotto nel carcere di via Tasso[8], Albano non fu riconosciuto come il famoso partigiano terrore dei nazisti. Con la Liberazione di Roma, il “Gobbo” si mise al servizio della questura per catturare i torturatori di via Tasso, formando una banda di pregiudicati che aveva come base operativa il quartiere del Quarticciolo. Il gruppo si diede subito da fare, catturando parecchi ex-militanti del partito fascista e alcuni esponenti della famigerata banda del torturatore nazista Pietro Koch.
Venne ucciso il 16 gennaio 1945 nell’androne di un palazzo di via Fornovo 12, dopo un conflitto a fuoco con i carabinieri.



