Mare Carbone – il racconto del territorio

di Patrizia Pansera

Una piazza, un proiettore, la luce soffusa dei lampioni. Iniziano a scorrere le immagini di un posto lontano: Margherita, aostana, con Matilde – sua figlia – al parco giochi e subito dopo con la nonna, emigrata felice, che non sente più il richiamo delle proprie origini calabresi. Ma per Margherita il sentimento per questa terra è sempre forte; e le radici, si sa , sono come le catene, imprigionano il cuore e avviluppano la mente, tanto da desiderare di ritornare “a casa“, che non è dove nasci e cresci ma dove  senti di poter essere felice…

Inizia così “Mare Carbone”, film documentario di G.Luca Rossi, proiettato dal Circolo Meli martedì 16 agosto 2016 in piazza Baglio ad Annà di Melito di Porto Salvo. Un pubblico numeroso ha assitito alla proiezione, interessato e curioso di vedere come un “forestiero” abbia affrontato la questione della costruzione della Centrale a Carbone attraverso gli occhi e le impressioni degli abitanti di questi luoghi. Con l’occhio del regista, e su immagini che spaziano dal sito della liquichimica alla vallata dell’Amendolea, Rossi ha dato voce ad un popolo che ha espresso un grande amore verso la salubrità e la civiltà di luoghi che dovrebbero essere lasciati incontaminati per le generazioni future.

L’esigenza di capire come si possa decidere di costruire una centrale a carbone, con il rischio accertato di devastazioni territoriali e umane, spinge Margherita a intraprendere un lungo viaggio, che la porta a conoscere persone che lottano contro un destino che sembra già segnato, in una terra connotata dall’apatia e dall’indifferenza. Ed ecco allora che il cammino intrapreso diviene un monito di speranza, le parole hanno un peso enorme, il racconto del passato diventa strumento di rivalsa per un futuro ancora non del tutto stabilito. Perchè, come afferma il prof. Minuto, ciò che incide come un macigno sulla popolazione locale non è tanto la povertà, cioè accontentarsi del poco che si possiede, quanto la miseria, ovvero l’impossibilità economica e spirituale di soddisfare bisogni primari, che spingono i giovani ad accettare compromessi e attività illegali, pur di sopravvivere.

Gian Luca Rossi volge lo sguardo sulla natura che circonda un obbrobrio di ferro arruginito e sterpaglie, in cui ormai consiste la vecchia fabbrica metallurgica di Saline Ioniche, da riutilizzare come centrale a carbone, e allarga la visione su Melito Porto Salvo, nel rione pescatori, delusi da mille promesse elettorali, puntualmente disattese; su Pentedattilo, borgo millenario dichiarato patrimonio Unesco, che con difficoltà rinasce dalle ceneri di devastatori scellerati; e ancora Roghudi, paese alluvionato e restituito alla natura, che è stato trasferito in un sito simile ad un lager.

Tutto appare assurdo di fronte alle meraviglie di una terra, oppressa dalla mafia e compressa da politici arruffoni, che non impediscono che i giovani emigrino, portando spesso nel cuore nostalgia e rimpianto.

Il film “Mare carbone ” è dunque, come ha spiegato il regista al Presidente Pasquale Pizzi subito dopo la proiezione, un omaggio alla bellezza e alla forza delle terra natìa e vuol essere un messaggio d’amore verso i figli, per i quali si dovrebbero preservare i luoghi in cui si nasce e si cresce e tramandarli intatti nella loro genuinità.

Il premio ricevuto dal Rossi, quale vincitore di Cinema Ambiente 2015, è espressione del vero intento dello stesso di non fare un film “denuncia”, poichè la descrizione degli eventi è già di per sè evocativa dei problemi esistenti sul territorio, bensì di manifestare a tutti l’importanza di apprezzare ciò che ogni luogo di provenienza ci trasmette e valorizzare il senso delle tradizioni e degli usi che abbiamo ereditato dagli avi.

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