A partire da sabato nove novembre e per le due settimane successive, il Circolo Meli ha ospitato in sede la mostra di Roberto Giriolo, “Era vulgaris”, il cui titolo indica chiaramente l’esigenza dell’artista calabrese di voler rappresentare le contraddizioni dell’età contemporanea, caratterizzata dalla massificazione che mortifica e annienta l’individualità dell’uomo moderno.
All’inaugurazione della mostra, Giriolo,che si contraddistingue per la sua multidisciplinarietà, ha intrattenuto i presenti, descrivendo ciascuna opera esposta e tracciandone il percorso, rendendo così evidente la fonte della sua ispirazione che è, attraverso l’uso della tecnica dell’astrattismo, la realtà del presente. Guerre, emigrazione, razzismo, globalismo sono tutti temi molto sentiti dall’autore, che nel tempo ha affinato la sua capacità espressiva, creando opere di forte impatt , che richiedono un’attenta e accurata osservazione . La costante presenza del teschio, a cui l’artista riconduce “l’origine del tutto”, conferma la visione di Giriolo di considerare << l’uomo al centro del suo destino, raccontandone gesta e affanni che nel tempo lo hanno annichilito >>.
A completamento della serata, Roberto Giriolo, in duo con il chitarrista Daniele Paone, ha offerto ai visitatori l’ esibizione musicale ”Live route 66”, in cui ha eseguito con strumenti e voce canzoni degli anni 60 /70 ,che traducono in parole gli argomenti trattati nelle sue opere. In particolare, “The wall” dei Pink Floyd ha riscosso molto favore tra il pubblico, evocando chiaramente il desiderio di non costruire in futuro muri che possano impedire la piena relazione umana , indipendentemente dalla razza, dal colore e dall’appartenenza religiosa dei cittadini in ogni parte del mondo.
Un incontro molto interessante quello con Roberto Giriolo, che nonostante le cattive condizioni metereologiche, è stato accolto da un cospicuo numero di curiosi , le cui aspettative non sono andate di certo deluse.













